Talking Pictures è una collaborazione tra BolognaBookPlus, Hamelin Associazione Culturale e Steven Guarnaccia, nata per esplorare l'importanza culturale e l'impatto continuo del libro visivo contemporaneo a livello internazionale. L'iniziativa comprende una mostra, una giuria e un seminario con discussione tra i membri della giuria.
Concepito nel 2018 in collaborazione con Bologna Children’s Book Fair e Publishers Weekly, in occasione della prima New York Rights Fair, Talking Pictures analizza i confini sfumati tra l’editoria commerciale contemporanea e le più recenti tendenze della produzione editoriale di piccola scala. L’obiettivo è sostenere la creazione di libri che attraggano una diversità di lettori in termini di età, interessi e culture, unendo diverse discipline visive e favorendo l’innovazione commerciale nell’editoria contemporanea.
Ogni anno, Talking Pictures si concentra sulla produzione di uno specifico paese attraverso i suoi migliori libri visivi, celebrandone autori ed editori. Nel 2026, il focus sarà sulla Norvegia, nell’ambito del programma Guest of Honour. La selezione di libri è stata curata in collaborazione con Grafill e NORLA. Il Talking Pictures Award, insieme alle menzioni speciali, è assegnato alla vigilia della fiera da una giuria composta da Jacks Thomas, Guest Director di BolognaBookPlus, Hamelin e Steven Guarnaccia.
Due mostre norvegesi sono esposte in fiera: The Most Beautiful Book Design of the Year e The Most Beautifully Illustrated Books of the Year.
VINCITRICE
Max Kolstad Henriksen, Last Meal, Oslo National Academy of the Arts, 2025
Da “The Most Beautiful Book Design of the Year” di Grafil
“Last Meal” appare come titolo in copertina, stampato in lettere dorate su cartoncino nero, sebbene con un carattere molto ordinario e di piccole dimensioni. È il primo indizio di un libro che riesce a essere visivamente d’impatto senza presentare una sola immagine. Il suo formato piuttosto piccolo e compatto, che ricorda quasi un testo sacro, contiene in ogni doppia pagina le richieste per l’ultimo pasto formulate da un prigioniero condannato a morte prima dell’esecuzione. A destra compaiono il nome del prigioniero, la data e il paese dell’esecuzione e il motivo della condanna; a sinistra il menu richiesto: talvolta una sola riga, altre volte fino a un massimo di quattro, con il resto della pagina lasciato vuoto. L’uso dello spazio, la tipografia e la cura nel non enfatizzare mai eccessivamente il tono su un tema così radicale sono scelte formali che hanno un impatto emotivo ancora maggiore sul lettore, che immagina — o meglio, vede — le immagini che non ci sono.
MENZIONI:
Lars Fiske, Ta imot, No Comprendo Press, Oslo, 2024
Da "The Most Beautifully Illustrated Books of the Year" di Grafil
Ta Imot non è semplicemente l’opera di un autore pienamente consapevole dei propri mezzi espressivi e del linguaggio che utilizza. Né è soltanto
una serie di omaggi sentiti alle opere e ai maestri che hanno segnato la storia del fumetto. Quella che appare come una raccolta di storie separate, data la varietà degli impianti grafici e degli approcci narrativi, è in realtà un’unica storia: l’autobiografia dell’autore. Il fumetto di Fiske diventa così non una dimostrazione di virtuosismo, ma il modo migliore per mostrare, ancora prima di dirlo, quanto il linguaggio del fumetto abbia letteralmente plasmato una vita.
Line Bøhmer Løkken, Dry Eye Dripping stone, Tänapäev, 2025
Da “The Most Beautiful Book Design of the Year” di Grafil
In questo libro, le immagini e l’oggetto fisico stesso si fondono armoniosamente per restituire l’esperienza della perdita della vista. La copertina, un’immagine evocativa di un occhio che versa una singola lacrima, introduce un interno realizzato con grande delicatezza. Le immagini sono stampate su carta traslucida e materica, e l’effetto risultante è quello di immagini effimere che persistono come ricordi una volta voltate le pagine.
Aslak Gurholt, Skrik, MUNCH,2025
Da “The Most Beautiful Book Design of the Year” di Grafil
Skrik (urlo o grido), pubblicato da Munch, la casa editrice del Museo Munch, prende come soggetto uno dei dipinti più famosi al mondo, noto in inglese come The Scream, dell’artista norvegese Edvard Munch. La prima parte del libro esplora la creazione del dipinto iconico, mentre la seconda descrive i modi in cui l’immagine è stata utilizzata, e abusata, nella cultura popolare: da un sacco da boxe gonfiabile fino alla sua comparsa su cerotti adesivi e bavaglini per neonati. La giuria è rimasta colpita dal ritmo netto che contrasta la ripetizione quasi ipnotica del volto urlante di Munch con le infinite variazioni parodiche presenti nella seconda metà del libro. Modesti ma significativi cambiamenti nella carta hanno contribuito al design del volume. La giuria è stata positivamente colpita dalla qualità personale dei libri selezionati e ha riflettuto sul fatto che, nella cultura occidentale, l’unico altro dipinto di pari status iconico potrebbe essere la Mona Lisa. La differenza tra The Scream e il sorriso della Gioconda suggerisce quanto direttamente la Norvegia sembri guardare dentro sé stessa.