Opera Prima
vincitore Opera Prima
L’assemblaggio, splendido davvero, di motivi grafici e di strutture calligrafiche, rimanda, inevitabilmente alle grandi avanguardie che tentarono di realizzare questo stesso percorso. Si tratta di una sfida in un certo senso “perenne”, che ripercorre tante ipotesi creative dove gli Egiziani e Gutenberg fanno valere i loro diritti con piena ragione. Il libro è così compiuto e intensamente delineato da riproporre certe pagine dei futuristi, mentre tuttavia procede oltre le strettoie di quel movimento. Nuovo, vibrante, eclatante come è non c’è dubbio che possieda una fascinazione molto antica, riproponendo vecchissime quesiti su scrittura, visione, stampa , struttura del testo, valore dello sguardo. Però in senso molto specifico è un “libro per bambini”, in quanto chiede di ricominciare da capo, di tornare a quelle aurore in cui la bellezza del testo era data anche dai caratteri usati per scriverlo. Un’aurora qui nascosta nell’indissolubile legame tra frasi e composizione che fa di due testi uno solo.
Opera Prima - menzione
Non accade certo spesso, nell’universo della visione, di incontrare una testimonianza che si possa definire davvero nuova. Sta infatti imperando il Rifacimento che condiziona un po’ tutti gli ambiti creativi. Ma questo testo trionfa, letteralmente, proprio per l’innovativa capacità di sorprendere – sempre – ogni tipo di fruitori. Le pagine esplodono, si frantumano, letteralmente risuonano di un’enfasi grafico-pittorica che le fa essere vive, vibranti, tonificanti. E ogni raffinata composizione sembra anche poter superare i limiti di una tradizione antica come la Stampa. Brevi campiture, limpide calligrafie, riconoscibili presenze, ragguagli botanici, riccioli unicamente eleganti. La vicenda narrata, del resto, volge verso l’acquisizione di una precisa eticità che si palesa interamente nello svolgimento della trama. Si può dire di essere di fronte a un Esopo nuovo che non cerca se stesso nella potenza della voce ma nell’incanto della tipografia. Certo l’interlocutore bambino, il Puer di una grande tradizione, guarda stupito questi “pezzi di bravura” che cercano di dialogare con lui.
Una grande, ilare, carnevalizzante sfida condotta nei confronti di antichissime figure del Fiabesco. Ma anche un motivato desiderio di aggiornare, nel senso di condurre fino all’Oggi, proprio ciò che è più noto, più consolidato, più apertamente dotato di riconoscibilità. La rivisitazione parodica del’antichissimo Lupo delle Fiabe ci chiede di rileggere Esopo pensando alla Pop Art. Ma occorre però pensare che, nell’Oceano dei Racconti, sopravvivono davvero solo quelli che si prestano a una rilettura carnevalesca. Il Lupo che riporta al Lupo delle grotte dell’Appennino è proprio questo Lupo, sgargiante e pop artistico, ludico e sornione, perfido e spassoso. Perché non ha perso davvero nulla delle prerogative del vecchio Lupo, è davvero come lui perfettamente inaffidabile, lietamente bieco. E’, insomma, il protagonista vero di una letteratura per l’infanzia che cerca nuove voci ascoltando l’Antico. E l’infanzia che immaginiamo potrà amarlo perché è un ossimoro
Le "tessiture" visive su cui si fonda il grande ordito grafico dell’apparato illustrativo sono una novità benissimo affrontata e padroneggiata. I "pieni" e i "vuoti", quando dialogano davvero come qui accade, rimandano ai grandi temi culturali che sono il fondamento vero del dibattito artistico novecentesco, le eleganze qui profuse sono degne di una “lettura” che tenga presente l’intera evoluzione degli stili. Ma trionfa, tuttavia , una fedeltà sconcertante al tema di fondo del fiabesco, ovvero al rapporto che stringe l’Alterità alla Quotidianità. C’è anche un bestiario esopiano rinnovato, certo molto più elegante di quello che la tradizione ci tramanda, però fedele a certi stilemi che appaiono indistruttibili. E la finestra-cavalletto che conclude il volume è un gioco visivo che suona come un cosciente manifesto programmatico. Non siamo, in realtà, altro che figure su una finestra-cavalletto: è una dolce ammonizione capace di parlare soprattutto ai bambini, perché dicano tutto agli adulti.



