Fiction
vincitore Fiction
Con la colta abilità di un sapiente cartografo e con la delicata finezza di un narratore che in sé unisce gioia del racconto e felicità del visivo, François Place scandisce i momenti di un mirabile viaggio, tutto sospeso tra verità e finzione e sapientemente diffuso entro due storie parallele. La delicatezza ariosa del segno colloca "Le secret d’Orbae" entro una grande genealogia nella quale rivivono – come in un grande sogno – l’ardimento, la speranza, la visione del mondo che appartenevano ai grandi viaggiatori. Ma le vere scienze, dall’antropologia alla geografia, non vengono solo elencate e passate in visione, perché qui la Fantasia chiede poter essere accolta, di guidare i destini, di accendere i cuori. I calcolati mezzi toni alludono anche a una "visione del mondo" in cui l’eleganza è essenziale: luoghi e forme si uniscono per offrire il piacere dello sguardo, la sapienza dell’avventura, la dolce potenza dell’Umano.
Fiction - menzione
Dai Surrealisti a Federico Fellini, la cultura dei “saltimbanchi” è entrata nel contesto di una speciale “ars poetica” dove la bellezza delle forme concede una plastica evidenza alle peripezie del Pensiero. Anche se vivono Qui è verso un Altrove che ci conducono i “saltimbanchi”, ovvero verso una dimensione simile a quella di Alice, tutta rinchiusa tra delizie e misteri, tra onirismo e finzione. L’abilissimo insieme di segni su cui si fonda ogni tavola tende a creare un tessuto misteriosamente narrativo. Anche uno sguardo minuzioso e sapiente deve arrendersi al fascino di questi contorni che inventano di nuovo un universo in cui il corpo del “saltimbanco” diventa scena, spettacolo, illusione, documento, repertorio. I corpi si plasmano nuovamente sotto l’effetto di questa continua ridefinizione: ogni corpo – in realtà – è un teatro, entro il quale si va in scena, ogni veste è una carta topografica, ogni espressione del viso chiede sapiente complicità. Un testo davvero unico, che onora l’illustrazione e l’editoria.
Un libro simile, così colto e delicato, era da tempo dovuto alla grande narratrice americana, così amata da molte generazioni di lettori. Qui, infatti, cose e animali, atmosfere e fiori, case e oggetti appaiono immersi nella onirica luce di una natura guardata con amore ma senza la flaccida miseria degli ecologisti mielosi e opportunisti. Il mondo di Secret River è anche severo e terribile, così come non desidera rivelare tutti i suoi segreti. Perciò un antropomorfismo davvero abilissimo non è posto al servizio di un incauto "buonismo", ma serve - come nelle grandi fiabe - a collegare tutti i frammenti emotivi della storia. Il cupo lindore delle tavole affascinanti ritrova gli echi remoti dei Manieristi, e dice che il nostro rapporto con la natura si fonda su molti segreti. Come in questo trionfo epocale del mezzo tono, così anche nei boschi e dentro le case, si convive con il grande Segreto, con i sussurri e le grida, con le silenziose passioni espresse con tecnica magistrale perché la pagina faccia crescere e pensare.



